Comune di Minori

Storia del comune

nche se la presenza di Villae di età romana rinvenute a Minori, Tramonti, Positano e Li Galli,  testimoniano la vocazione ormai millenaria della Costa d’Amalfi quale luogo privilegiato per trascorrere lunghi periodi di riposo, esse, tuttavia, non giustificano l’ipotesi, più volte avanzata in passato, sull’esistenza nella città di Minori di un centro abitato riconducibile al I secolo d.C. 
Con la crisi della società romana, la villa di Minori, venne gradualmente abbandonata e sommersa dal materiale alluvionale portato a valle dalle piene del fiume Reginna.
La cronaca Reginna Minori Trionfante, redatta nella prima metà del Settecento dallo storico Pompeo Troiano, (principale fonte storica e documentaria per la città di Minori), riporta tra le altre cose, un dato molto interessante relativo allo sviluppo urbano della città nei primi secoli del medioevo. Il primo nucleo abitato si sarebbe, infatti, sviluppato nella località collinare di Forcella. Un dato condiviso dalle recenti acquisizioni storiografiche, secondo le quale la fondazione delle più antiche città della costa d’Amalfi sia stata preceduta dalla formazione di piccoli agglomerati  urbani sorti nelle zone collinari dei Monti Lattari; un territorio facilmente difendibile dalle incursioni degli eserciti barbari del V secolo d.C. Solo successivamente, con la il cessare di tale minaccia si registrò un graduale spostamento dei centri urbani verso la costa. 
Per la città di Minori tale fenomeno fu sicuramente favorito dall’invenzione delle reliquie della Vergine e Martire siciliana Trofimena, che la tradizione locale riconduce al 640 d.C. La costruzione di una prima chiesa eretta in suo onore facilitò un graduale spostamento del centro urbano verso il litorale e nei pressi dell’edificio ecclesiastico. 
L’antica Reginna Minor conobbe quindi un primo e graduale sviluppo urbanistico in età medievale. L’origine della città va ricercata nei secoli compresi fra il V e il VI, nel periodo in cui le aree interne della Campania furono devastate prima dalle invasione dei popoli di origine germanica e successivamente dalle distruzioni della guerra gotica. 
Diverse, inoltre, sono state le ipotesi sull’origine del toponimo Reginna, tra queste la più accreditata è quella di Pompeo Troiano,  che traduce il toponimo greco in frattura o valle, con un chiaro riferimento alla conformazione orografica della città. L’aggettivo Minor fu introdotto per differenziarla dalla vicina e più estesa Maiori. A partire dal XIII secolo, tuttavia, l’appellativo Reginna cadde in disuso, per il fenomeno delle formazioni neolatine, per le quali l’aggettivo tende a sostituire e a cancellare l’uso del sostantivo, con la naturale conseguenza che i due centri costieri furono da allora identificati semplicemente come Minori e Maiori.
Il privilegio di conservare il corpo di S. Trofimena, Martire di Cristo e prima protettrice del Ducato Amalfitano, rappresentò l’elemento principale che determinò l’elevazione a diocesi nel 987. Da questo momento in poi la città conobbe un notevole sviluppo urbano. Nel 1094 iniziarono i lavori di ampliamento della prima chiesa eretta sul sepolcro della Martire, il risultato fu la cattedrale medievale, il cui spazio oggi è occupato per buona parte dall’attuale transetto della maestosa basilica settecentesca e dalla Cappella dell’Arciconfraternita del SS Sacramento, alle cui spalle è possibile ammirare ancora due absidi.
Il modello topografico di Minori coincideva con quello degli altri centri della Costa: un centro urbano più densamente popolato intorno al quale si svilupparono alcuni piccoli villaggi rurali. L’elemento architettonico che contraddistinse questi nuclei extramoenia sotto il profilo abitativo e produttivo fu il casale. Edificio colonico costituito da vani abitabili e dotato di cantine, stalle, corte centrale e possedimenti terrieri. 
Come le altre città della costa di origine medievale, il territorio della città di Minori era divisa in tre aree: quella marittima, quella agricola e quella urbana. L’area marittima si estendeva lungo il litorale e coincideva in gran parte con l’arenile. Era caratterizzata da una serie di strutture, come gli scaria, installati per permettere l’attracco delle imbarcazioni. Nella stessa area, non lontano dalla chiesa di S. Giovanni a Mare esisteva un piccolo arsenale, come ricordato dalla documentazione superstite. Sulla spiaggia di Minori, infine, erano presenti fin dall’alto medioevo diverse botteghe, di proprietà della chiesa e delle famiglie più importanti del Ducato, attive nella pratica della mercatura.
L’area agricola occupava le zone interne e collinari, qui l’attività agricola fin dal medioevo ha determinato una graduale trasformazione del territorio, caratterizzato da stupendi terrazzamenti a gradoni e da muri a secco, comunemente chiamate mecerine. Uno dei villaggi più antichi di Minori è sicuramente Villamena, il cui paesaggio non è mutato molto rispetto al medioevo. 
Sulle pendici collinari ad ovest, al confine col territorio di Ravello sorge la località Auriola, mentre sul versante opposto la località Sangineto, in una posizione più elevata rispetto al centro urbano, era caratterizzata da casali attivi nella produzione agricola e nell’allevamento del bestiame. Nella zona interna sorge l’antico villaggio di Forcella, un tempo densamente abitato, come dimostra la documentazione medievale e il ricordo della presenza di antichi edifici di culto, primo fra tutti la chiesa di S. Sebastiano, la chiesa di S. Nicola a Forcella, che nel corso del Seicento fu adibito a convento e che ancora oggi sovrasta il centro urbano. Sulle pendici del colle ad est sorgeva la località Minoli, caratterizzata dalla chiesa dell’Annunziata, di cui resta il magnifico campanile di stile arabo-bizantino risalente all’XI secolo. Sulla stessa collina, ma più a oriente sorge il villaggio di Torre, il cui toponimo deriva dalla presenza di una piccola fortificazione, di cui purtroppo non si riscontra traccia, risalente al tempo del Ducato indipendente (839-1131).
Il centro urbano era caratterizzato dalla presenza della Platea Publica, che fino alla fine dell’età moderna ospitava sia la residenza vescovile, sia le residenze delle famiglie nobili. Nelle vicinanze della piazza sorgevano tutta una serie di botteghe per la vendita al dettaglio dei prodotti tipici della zona. L’elemento architettonico tipico era quindi la domus, una struttura di almeno tre piani, spesso circondata da orti e giardini. Ancora oggi è possibile ammirare questo tipo di costruzione molto imponente, caratterizzata dalla presenza di botteghe al pian terreno. 
Col trascorrere dei secoli l’assetto urbanistico della città ha subito notevoli variazioni, conserva, tuttavia, ancora l’originale aspetto di centro costiero nel quale si fondono in perfetta armonia storia, arte, attività agricola e marinara, religione, folklore e tradizioni popolari. I suoi edifici, le sue chiese, i suoi mulini, antiche cartiere, giardini di limoni e orti evocano glorie passate e bellezze mai tramontate. Spetta all’uomo e al cittadino della Costa d’Amalfi preservare e tutelare questo paesaggio unico nel suo genere.

 

Pagina a cura del Centro di Storia e Cultura "Pompeo Troiano"